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Capricci dei bambini

Capricci dei bambini: Cause, Consigli, Rimedi e soluzioni pratiche

Viziato. Questo è ciò che si dice, a volte bonariamente, quando ci si trova davanti ad un bambino che non rispetta le regole, vuole ragione su tutto e non collabora: tutti atteggiamenti che possiamo definire come capricci dei bambini. È possibile evitare che un bambino assuma questi atteggiamenti sbagliati? Perché fa i capricci? Oggi cercheremo di rispondere nel modo più esaustivo possibile a queste tue domande.

Identikit dei bambini capricciosi

Viziati e indisciplinati, difficili da gestire e a volte insopportabili, ecco come si mostrano alcuni bambini che non rispettano le regole dettate dagli adulti, non si applicano e vogliono tutto, e lo vogliono subito. Non sanno cosa significhi la parola no, o semplicemente non l’accettano.

A cosa è legato questo comportamento? I capricci dei bambini nascono dall’eccessivo permissivismo dei genitori e dal loro accentuato senso di protezione che gli impedisce di vivere sensazioni formative quali ad esempio quella della frustrazione. Spesso, soprattutto se entrambi i genitori sono lavorativamente impegnati, ad accontentare in tutto e per tutto i bambini sono i nonni o le tate o gli zii che solitamente cedono alle richieste del pargolo.

La capacità di fare capricci si sviluppa in un bambino dopo i 5-6 mesi di vita a causa della limitata attitudine, di alcuni genitori, a dare delle regole ben precise che disciplinino in maniera chiara e inequivocabile gli atteggiamenti del pargolo. È vero spesso che soprattutto la mamma, nel momento in cui ricomincia a lavorare, tende ad essere più permissiva per il senso di colpa che nasce in lei per essersi allontanata per un periodo dalla propria creatura.

Bisogna stare attenti però. Esiste una grande differenza tra il prestare le giuste attenzioni al piccolo e viziarlo inutilmente. Prendersi cura di lui è sicuramente giusto ma può risultare nocivo essere sempre presenti per qualsiasi cosa o nell’attimo sbagliato: ad esempio quando deve imparare a giocare da solo o con gli altri bambini o dopo che ha fatto una monelleria. Il non essere sempre lì lo aiuterà a comprendere e a capire il concetto di attesa.

È giusto lasciare che un bambino faccia i capricci?

La risposta ovviamente è no. Lasciare un bambino privo di regole gli creerà dei problemi, soprattutto nel periodo della scolarizzazione, sia quando si troverà a confronto con altri compagni, perché eccessivamente presuntuoso e superbo, sia nel rapporto con gli insegnanti, perché poco disciplinato e troppo ostinato.

A lungo andare un bambino viziato non solo non sarà felice, rifiutandosi spesso di sostenere le sfide quotidiane che la vita gli mette davanti, ma anche in campo scolastico avrà delle difficoltà a raggiungere i suoi obiettivi perché poco motivato.

Come evitare che il bambino faccia i capricci

Innanzitutto è opportuno stabilire delle regole in base chiaramene alla sua età.

Se un piccolino di 8-10 mesi, che ha oggettivamente una scarsa sopportazione della frustrazione, fa i capricci perché vuole giocare con il tuo cellulare puoi agevolare la sopportazione del diniego distraendolo con un altro giocattolo.

Diversamente se il tuo bambino è in età prescolare l’atteggiamento da avere sarà diverso. Alla base del vostro rapporto deve esserci il dialogo anche in presenza di un capriccio, e se il dialogo non risulta efficace, ricorri ad una punizione che abbia effetto nell’immediato: niente tv o mandalo in camera a riflettere sul proprio comportamento.

Un bambino di 10-12 anni capisce bene quali sono le tue ragioni e i tuoi ordini, motivali sempre se vuoi che vengano compresi e accettati.

Stabilisci delle regole chiare e decise che il bambino debba seguire fin da piccolo, prima del periodo di scolarizzazione. Qualche esempio? Stare seduti sul seggiolino in macchina, non alzare le mani agli altri bambini, rispettare gli orari della nanna. Queste sono regole su cui non è necessario discutere, sii fermo e cerca di fargli capire che vi sono cose, non devono essere tantissime, su cui non si discute con mamma e papà. Vi sono altre situazioni, invece, in cui il bambino può scegliere tranquillamente: il gioco da ricevere in regalo o il libro da leggere prima della nanna ad esempio.

Come affrontare il pianto del bambino?

Prova ad affrontarlo con calma e mano ferma. Cerca di capire il motivo per cui piange. È chiaro che se ha fame, si è fatto male o ha paura di qualcosa, la risposta da parte tua deve essere celere; ma se il pianto è dovuto a un desiderio o comunque a qualcosa che non è di fondamentale importanza decidi serenamente se accontentarlo o meno. Ignora i capricci, non alimentarli in alcun modo.

Dagli attenzione e consolalo per la frustrazione dovuta al no, ma non cedere davanti al pianto. Spesso i bambini piangono per ottenere la tua attenzione, per assicurarsi qualcosa e fare ciò che vogliono, per farti cambiare idea, per poter trasgredire ad una regola senza conseguenze. Non cedere a questo tipo di ricatto psicologico: se grida o si getta per terra, lascia che si sfoghi, chiaramente senza che si faccia male e in tutta sicurezza.

Rapporto alla pari, sì o no?

Non fino a quando non è maturo per averlo. Se il tuo bambino ha due anni è inutile parlare di regole, perché troppo piccolo per comprenderle, in questo caso vanno semplicemente applicate.

Verso i 4-5 anni inizia ad instaurare un dialogo con lui senza lasciargli stabilire le regole, non ha ancora abbastanza giudizio per questo.

Verso i 14-16 anni un ragazzo è ormai capace di argomentare, dialogare e poter stabilire regole da rispettare e anche punizioni da scontare quando sbaglia. Avvicinandosi all’età adulta comincia ad essere in grado di prendersi le sue responsabilità, di accettare il buono che viene dalle sue azioni così come di assumersi la rivendicazione dello sbaglio.

Abituatelo a giocare da solo

Il bambino non deve essere abituato a giocare sempre in compagnia. È giusto che alterni momenti in cui gioca con te ad altri in cui lo fa da solo. Dagli un libro, un album da colorare, un giocattolo, sarà suo compito usarlo per divertirsi. Stare con lui tutto il giorno non vuol dire, infatti, che tu debba anche essere sempre il suo compagno di giochi, né che tu debba per forza trovargliene uno. Ad un anno i bambini possono anche giocare da soli per 15-20 minuti, non succede nulla.

Insegnagli ad aspettare

L’attesa è un’arte, insegnagliela. Riuscirà a gestire meglio la frustrazione e imparerà ad essere tollerante e paziente, a capire cioè che quando si diventa grandi non sempre le gratificazioni arrivano subito, non sempre arrivano, a volte si deve solo fare la cosa giusta senza aspettarsi necessariamente qualcosa. Fai di lui un giovanissimo adulto consapevole e pronto ad affrontare la vita. Se aspetta che tu finisca di fare qualcosa non sentirti in colpa, è dimostrato che il saper attendere non danneggia lo sviluppo psicologico del bambino, al contrario la rinforza.

Rassegnati, non puoi proteggerlo da tutto

Non puoi far fronte a tutti i problemi del tuo bambino, lascia che sia lui a risolvere le sue difficoltà quotidiane facendogli comunque capire che tu sei sempre al suo fianco. L’avere a che fare con i problemi della vita quotidiana, di tutti i giorni, lo aiuterà a rapportarsi con il mondo reale che non fa sconti a nessuno ma il tuo sostegno, la tua disponibilità lo renderanno una persona forte e capace di affrontare le situazioni più disparate.

Il tempo trascorso insieme

Quando si diventa genitori i nostri bambini hanno la priorità su tutto, ricordati però che anche la tua vita è importante, tu sei importante. Così come lo è non solo la quantità di tempo che trascorrete insieme ma tanto di più la sua qualità. L’interazione, il confronto positivo e il dialogo che non distrugge ma crea e fa crescere, tutto questo rende il tempo di qualità, vissuto al meglio. Allora non è necessario stare con lui h24, non fa bene a nessuno, né a te né a lui. Non sei solo mamma o solo papà, sei una donna, sei un uomo, una compagna o un compagno, una sposa o uno sposo, non dimenticarlo. Imparare a rispettare il vostro spazio come individui singoli servirà al bambino per rispettare un domani gli altri e farsi rispettare a sua volta.

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